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Storia Italia Food

Italia Food nasce dall'idea di un gruppo di gourmet e appassionati, profondi conoscitori della storia della Cucina Italiana e dell’enogastronomia, che insieme decidono di creare un nuovo potale di vendita on-line che sia però anche uno strumento di cultura per diffondere l'arte del mangiar bene nel mondo. Un'idea scaturita dal gusto e dall’amore per le cose buone come la genuinità, il piacere e la profonda consapevolezza che siamo anche ciò che mangiamo. Una storia breve dunque la nostra, che confortata da collaborazioni e consulenze importanti, cercherà di linformare e comunicare a tutti gli appassionati e cultori dell'enogastronomia, quanto la storia, la scienza, la creatività e la ricerca, abbiano cambiato e migliorato questo settore.

Ma torniamo alla storia, quella della cucina Italiana o meglio ancora quella dell’Arte della Cucina Italiana, ha origini antichissime. Testimonianze storiche ed analisi dei reperti archeologici, fanno risalire agli etruschi la responsabilità, o meglio, il merito di una prima "educazione alimentare". Nell'allora Etruria, terra molto fertile ed ottimamente lavorata attraverso tecniche, per quel periodo, assolutamente innovative, si ottenevano eterogenee ed abbondanti produzioni agricole che andavano di pari passo con un altrettanto ricco patrimonio zootecnico che offrivano materie prime di grande qualità: da qui un'alimentazione basata sui cereali (specialmente farro), legumi, carne di ovini e bovini, latte e suoi derivati.

 

L'influenza greca, attorno al VII sec. a.C. avvia una variegata produzione di vino in Sicilia ed in tutta la penisola ma specialmente in Etruria, dove la cultura di questo prezioso nettare era già radicata da tempo. Basti pensare che gli etruschi concedevano anche alle donne di attingere dagli orci, cosa punita in altri popoli limitrofi che consideravano il vino una sostanza "viva", a tal punto da condannare la donna che ardiva "prendere" in se vino in quanto "adultera"!

Usanze e tradizioni antiche basate sulla "forza" delle materie prime stanno alla base della Cucina Etrusca che lascia il posto a quella dei Romani, primi veri "principi" dell'alimentazione e dei banchetti. Fino all'età delle invasioni barbariche che preannunciarono la caduta dell'impero Romano d'Occidente, la Cucina Romana si realizzava praticamente ispirandosi a quella etrusca che fin dal primo secolo d.C. risultava semplice e frugale fondandosi essenzialmente su piatti quali il "pulmentum", orzo cotto nel brodo vegetale, oppure sulla "puls" sorta di polenta a base di farro, miglio e fecola di patate. Una tavola semplice dove quasi mai erano assenti piatti a base di pesce, verdure e formaggi.

StoriaA partire dal III secolo abbiamo testimonianze di un aumento considerevole nell'uso del cibo, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo, ed è proprio in questo periodo che Marco Gavio Apicio scrive il primo libro di cucina a noi giunto "De Re Coquinaria", dove si trovano ricette così sfarzose che confermano ormai una radicata ricerca di materie prime rare e molto costose tali da portare molte ricche famiglie a dilapidare interi patrimoni in banchetti sontuosi, imbanditi con il preciso intento di stupire i commensali e di rimanere impressi nelle memorie collettive.

Con la caduta del Sacro Romano Impero e le successive invasioni Barbariche, la tradizione culinaria italiana ha subito una lunghissimo periodo di regresso, complice anche la Chiesa Cristiana che portò alla condanna i piaceri della gola annoverandoli tra i Sette Vizi Capitali, legati indissolubilmente alla sessualità: ad esempio, addirittura il peccato originale di Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, nonostante sia stato un peccato di orgoglio, viene riletto puntualizzandone l'atto del mangiare. La perfezione spirituale non poteva che passare dunque attraverso l'astinenza alimentare e soprattutto attraverso la privazione di ogni tipo carne.

StoriaSecoli bui, non solo per l'arte culinaria, ma con l'avvento dell'epoca feudale il progredire dell'italica enogastronomia riprende il suo cammino. Grazie alla ritrovata ricchezza delle corti, il numero delle persone che poteva mangiare regolarmente cresceva esponenzialmente e con esso il rifiorire della cultura enogastronomica, non più considerata vizio ma virtù. E' proprio in questo periodo che le varie regioni iniziarono a avere una propria identità gastronomica indipendente e tipicamente legata alle caratteristiche del territorio.

Attorno al 1200 con il fiorire della vita cittadina e con l'intensificarsi dei traffici, nascono i primi nuclei/corporazioni produttive (arti e mestieri, tra i quali i cuochi, vinai, panai, pasticceri, etc). La gastronomia ricomincia a corteggiare il gusto, a sensibilizzare il palato e i sensi. In questo periodo storico, soprattutto in Toscana, avviene il rinnovamento che caratterizzò l'arte della cucina nel corso di tutto il XIV secolo, quando la classe alto-borghese che aveva realizzato le fortune economiche delle città, dette modo di sviluppare il passaggio dalla cucina popolare alla sperimentazione di una ricercata arte culinaria che si sarebbe presto espansa e imposta in tutta Europa.

Inoltre nel Chianti, dove si produceva già un buon vino vermiglio, si affacciano il "Montepulciano" e il "Montalcino" e dall'isola d'Elba arriva sulle tavole un nobile "Aleatico". Particolarmente ricercato il "Pane di Prato", che ispirò ai cuochi dei conventi un pane raffinato addolcito col miele e profumato di spezie, condito di fichi secchi e acini d'uva; l'antenato del "Panforte" di Siena e probabilmente anche del panettone milanese, che divennero fin d'allora i dolci tipici del Natale.

ll Rinascimento italiano annovera da subito i migliori cuochi d'Europa, che girando per le varie contrade e nazioni, conducono ai massimi livelli il prestigio della Cucina Italiana.

A riprova dell'importanza e dell'interesse che il cibo in senso generale continua a riscuotere nel Cinquecento, vediamo comparire addirittura i primi libri di ricette e manuali comportamentali. La cucina rinascimentale è e resta però di ispirazione medievale caratterizzata quindi dallo scarso utilizzo del latte e dei suoi derivati, ad eccezione del parmigiano, utilizzato però solo come condimento per la pasta. L'Italia mantenne fino agli albori del 1600 il primato dell'arte della cucina in Europa che nel corso di questo secolo passò alla Francia non senza qualche debito verso il nostro paese. E' risaputo infatti che Caterina de' Medici, sposando nel 1533 il futuro re di Francia, diffuse oltr'Alpe le conquiste della gastronomia italiana e le basi della civiltà della tavola. Ancora oggi molti toscani sanno che la besciamella altro non è che l'allora "colla" e la famosa "canard a l'orange" deriva sicuramente dal più volgare "papero al melarancio".

StoriaNel 1891, la Cucina Italiana si presenta in autentica forma poetica grazie a Pellegrino Artusi , scrittore e chef fiorentino che con il suo libro "La scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene" dà a tutta l'Italia le basi teoriche della nuova cucina borghese priva di fasti e sprechi ma ricca di sapori e retrogusti eccellenti. Artusi, di fatto, ha dato avvio alla moderna e definitiva forma della Cucina Italiana che ha continuato la sua evoluzione rimanendo incredibilmente sempre fortemente legata a quelle materie prime che già gli Etruschi conoscevano e apprezzavano.